Le origini della Sezione AIA Belluno (1932–1935)

Ci sono storie che non nascono in un ufficio, ma in una stanza fredda, con un tavolo di legno, una lampada fioca e un gruppo di uomini che credono in qualcosa che ancora non esiste. La storia della Sezione AIA Belluno è una di queste.

È il 1932. L’Italia è un’altra Italia, il calcio è un’altra cosa, e Belluno è un luogo dove l’inverno non perdona. Eppure, proprio qui, tra montagne che sembrano giganti addormentati, un arbitro venuto da Venezia — Rodolfo Zorzi — decide che è il momento di creare qualcosa di nuovo.

Zorzi non è un arbitro qualunque: è uno che la Serie A l’ha respirata davvero, uno che ha diretto 21 partite quando arbitrare era quasi un atto eroico. Nonostante questo, sceglie Belluno. Sceglie la montagna. Sceglie di costruire.

La fondazione ufficiale e i primi arbitri

Da quel momento la storia accelera. Arrivano i primi corsi, i primi ragazzi che si presentano con le scarpe consumate e la voglia di imparare. Arrivano i primi fischietti, le prime designazioni, le prime trasferte fatte in treno, in bici o a piedi nella neve. Nel 1935 entra in scena Ilario Cro’, che fonda il Gruppo Arbitri di Belluno e lo guida come un padre guida i figli.

La guerra e la rinascita della Sezione (1947)

Con lo scoppio della guerra tutto si ferma. Al termine del conflitto riparte la ricostruzione. Nel 1947, in un’Italia che rialza la testa, la Sezione di Belluno rinasce con due corsi arbitri in un anno, quattordici nuovi direttori di gara e una sede improvvisata in casa del Presidente. L’entusiasmo supera ogni difficoltà.

I Presidenti che hanno costruito la storia

Gli anni scorrono e i Presidenti si susseguono, ma la fiamma resta accesa. Trevisiol, Cro’, Davì, Moro, Bogo, Rizzuni, Stasi, Chiesa, Da Riz e Cruder: ognuno lascia un segno, ognuno aggiunge un mattone a un edificio che continua a crescere.

Le donne arbitro a Belluno

Nel corso degli anni la Sezione evolve e i suoi arbitri viaggiano. Alcuni raggiungono la Serie C, altri la Serie B, altri ancora sfiorano la Serie A. Molti diventano osservatori, formatori o dirigenti. Tra questi spicca Michele Buso, che arriva a guidare il Comitato Regionale Veneto.

Un ruolo importante lo hanno anche le 29 ragazze che hanno indossato la divisa arbitrale a Belluno. La prima è Veronica Devetag, nel 1991. La più rappresentativa è Viviana De Rocco, assistente in Serie D. Donne che portano coraggio, eleganza e determinazione.

Il movimento del Calcio a 5

Nel frattempo cresce anche il calcio a 5, che diventa un mondo a parte. Belluno è presente con figure come Mirko De Biasi, Danilo Ianese, Marco Cruder, Pierluigi Vialetto e David Sepanto. Un’altra storia nella storia.

La Sezione oggi

Attualmente la Sezione AIA Belluno è una delle realtà più solide, rispettate e vive del Veneto. È una casa per giovani che vogliono mettersi alla prova e un punto di riferimento per chi crede nella giustizia, nella disciplina e nel rispetto.

Il ruolo dell’arbitro non è un semplice mestiere. Rappresenta una scelta, un modo di stare al mondo. Belluno, da quasi un secolo, porta avanti questa scelta con orgoglio.

La storia non si ferma. Continua ogni domenica, con ogni fischio e con ogni passo su un campo che profuma di erba, neve e passione.